Repubblica San Marino Conto Mazzini

Per la Repubblica di San Marino il 29 giugno 2018 ha rappresentato un giorno storico: si è infatti concluso con 17 condanne uno dei processi più importanti della Repubblica che ha visto smascherato un sistema criminoso portato avanti dall’alta finanza sammarinese e dala politica locale. Il caso, rinominato a ben donde la “tangentopoli sammarinese” e conosciuto come il “Conto Mazzini” ha rivelato intrecci di potere e denaro che hanno portato ad una frode di oltre 1 milione di euro, somma sicuramente difficile da recuperare ma che sicuramente non potrà più “aumentare”.

Il “Conto Mazzini” prende il nome da Giuseppe Mazzini, titolare di un conto corrente aperto presso la Banca Commerciale di San Marino ove venivano versati soldi necessari al finanziamento illegale di partiti e politici. I politici prelevavano il denaro attraverso dei libretti aperti ad hoc definiti nel processo “agendine nere” facenti capo alla finanziaria Finproject. E fu proprio in seguito ad alcuni controlli documentali sulla finanziaria che venne aperto “il vaso di pandora” ed iniziò la fase istruttoria del processo. Grazie alle indagini portate avanti dal commissario della legge Alberto Buriani, a capo di un pool di magistrati, sono emersi tutti gli strettissimi legami avviati tra finanza, banche e politici consolidatisi negli ultimi 20 anni della Repubblica di San Marino.

L’inchiesta si è concentrata su tre filoni in particolare prendendo in considerazione gli anni che vanno dal 2012 al 2015: il filone “Penta immobiliare”, il filone “Podeschi-Stolfi” e, forse il più importante, quello riconducibile a “Finproject”, la finanziaria legata appunto alla Banca Commerciale sammarinese.  La fase istruttoria ha portato al capo d’accusa per 21 personalità di spicco di San Marino per cui è stato contestato il reato di associazione per delinquere finalizzata al riciclaggio delle tangenti. Vediamo alcuni dei nomi più importanti finiti sotto inchiesta:

Fiorenzo Stolfi (ex ministro alle finanze e esteri), Claudio Podeschi (ex ministro alla sanità), Pier Marino Mularoni (ex segretario di stato, cioè ministro delle finanze), Gian Marco Marcucci (ex ministro al lavoro), Pier Marino Menicucci (ex ministro alla giustizia), Giovanni Lonfernini (ex capo di Stato), Claudio Felici (ex ministro alle finanze), Stefano Macina e Claudio Felici (entrambi appartenenti alla dirigenza del Psd, Partito dei Socialisti e dei Democratici), Mirella Frisoni. Appartenenti alla dirigenza di Banca Commerciale Sammarinese e Finproject, si registrano i nomi di Nicola Tortorella e Gian Luca Bruscoli, Giuseppe Roberti, socio della Banca commerciale sammarinese, Pietro Silva, amministratore della Fondazione per la promozione economica e finanziaria sammarinese e Luigi Moretti. La sentenza del 29 giugno 2018 (al momento in cui scriviamo si è in attesa del secondo grado) ha visto condannare 17 persone su 21, vediamoli nel particolare con le relative pene comminate:

Giuseppe Roberti, uomo ai vertici dell’istituto di credito presso il quale fu aperto il conto intestato a “Giuseppe Mazzini” ha ottenuto una pena di 9 anni; l’ex ministro DC Claudio Podeschi ha ricevuto una pena di 8 anni;  7 anni e 6 mesi all’ex ministro socialista Fiorenzo Stolfi; 4 anni e 3 mesi per l’ex ministro Pier Marino Menicucci; 5 anni per Pier Marino Mularoni; 4 anni e 3 mesi per Giovanni Lonfernini; 5 anni e 3 mesi per Gian Marco Marcucci; 7 anni e 6 mesi per Pietro Silva; 6 anni per Luigi Moretti; 9 anni e 6 mesi al banchiere Gian Luca Bruscoli mentre 8 a Nicola Tortorella. Pene più lievi invece per gli ex consiglieri del Psd Stefano Macina e Claudio Felici che hanno ottenuto una sentenza pari a 2 anni di prigionia, con il beneficio della pena sospesa. Condannati anche la compagna di Podeschi, Biljana Barica (4 anni) e gli uomini d’affari greci Stafanos Balafoutis e Stefanos Papadopulos, rispettivamente 4 e 2 anni, entrambi con il beneficio della pena sospesa. Assolti Marziano Guidi, presidente di finanziaria, Romano Lenzi, Mirella Frisoni, Giuseppe Moretti e Daste Solar, tutti personaggi comunque “minori” rispetto ai nomi sopra citati nella vicenda Conto Mazzini.